Pollice su per il casco-cuscino che ti permette di dormire ovunque tu sia, in praticamente qualsiasi posizione,
con anche due pratici fori laterali per le mani, nel caso ti accasciassi sulla scrivania dopo ore passate a lambiccarti il cervello o grattarti il naso. Ideato dagli spagnoli (sì, niente giapponesi questa volta, ma quelli lavorano per antonomasia, gli spagnoli sono latini e la siesta è importante), si compra online per un non troppo modico 80 euro sul sito dello studio dei designer dell'Ostrich pillow.
Pollice verso per la Pizza in Padella della Buitoni. La casa produttrice ha ideato questa pasta che puoi cuocere in forno o in padella ottenendo lo stesso risultato in soli 7 minuti. Sorry, Buitoni, se è in padella non è pizza.
Lezioni yoga online
Showing posts with label fashion. Show all posts
Showing posts with label fashion. Show all posts
Friday, 4 January 2013
Tuesday, 11 December 2012
Bikram Yoga: aspetti economico-finanziari
Il resto del mondo yoga si divide sul caso Bikram. C'e' chi dice che e' sempre e comunque yoga, chi invece critica lo stile Bikram perche' non improntato alla meditazione, chi ne sottolinea gli aspetti economici. In effetti, basta andare sulla pagina ufficiale www.bikramyoga.com per capire la macchina finanziaria che il guru e la moglie sono stati in grado di mettere insieme.
Innanzitutto, il teacher training. Vuoi diventare insegnante certificato Bikram? Bene, dovrai avere 2 mesi liberi da impegni che non siano il Bikram per volare a Los Angeles e frequentare il corso, al costo di 11400 dollari (compreso alloggio in stanza da due). Se sei un solitario, paghi un po' di piu' e puoi avere la stanza singola.
Non e' che tutti possono pero' iscriversi al corso: il candidato dovra' avere frequentato un corso di Bikram per almeno 6 mesi presso uno studio del franchising Bikram. Ottenuto il diploma, il nuovo insegnante di Bikram Yoga puo' andare libero per il mondo, ma solo per i prossimi 3 anni: ogni tre anni infatti l'insegnante dovra' ricertificarsi o il suo diploma non sara' piu' considerato valido. I modi per ricertificarsi sono due: volare di nuovo a LA e pagare 250USD per l'apposito corso di ri-certificazione oppure andare ad uno dei seminari di Bikram o della moglie pagando 50USD (fuori le spese, considerando che i seminari quest'anno sono a Bali e in Australia). Se ti iscrivi in ritardo, paghi pure la penale di 25USD.
Certo non e' un'organizzazione senza fini di lucro. Scade nel pacchiano quando nella sezione prodotti del sito si arriva a parlare dell'abbigliamento in vendita online (naturalmente approvato, l'abbigliamento, da Bikram in persona) ma soprattutto della linea di gioielli ideata dalla moglie Rajashree. Anzi, per fortuna presto lei avra' un sito dedicato per la vendita dei suoi gioielli (abbastanza brutti a giudicare dalle foto, ci si chiede chi li compra).
Che dire? E bravi i signori Choudhury, oltre ad essere degli ottimi sportivi sono anche dei bravi imprenditori. Pero' si astengano dal vendersi come designer di moda...
Friday, 31 August 2012
Lancome? Mais oui, Beijing!
Ecco cosa puo' ravvivare anche se solo per pochi minuti un grigio venerdi' pomeriggio d'agosto a Pechino, con il caldo che quasi ti scioglie in un mucchietto di sudore sporco di inquinamento, e con il valore delle polveri sottili che ha ben superato il livello di guardia. E non servono macchinari super-avanzati per accorgersene, il mal di testa prende appena usciti fuori di casa.
A bordo del Terzo Anello, imbottigliato nel traffico dell'ora di punta, un autobus che sembra quello della Barbie passeggia a mo' di cocchio fra i clacson rabbiosi. E' rosa shocking, con un'ampia vetrata che rivela una specie di beauty salon su 4 ruote dove allegre signorine si truccano e si specchiano a beneficio dei passanti. Qualcuna mi ricambia l'interesse... e la foto.
Anche il fido cocchiere-autista e' ben felice
di farsi fotografare dalla passante straniera, e agita la bombetta in segno di saluto:
...quasi quasi divento cliente Lancome. Oppure compro una Barbie.
Tuesday, 10 April 2012
Fashionista (4)
Non ho saputo resistere al richiamo irresistibile di Luciano Padovan. Scarpe, parlo di scarpe.
Alla fine ho dovuto operare una scelta difficile ma necessaria:
tra questa
e questa
......
Alla fine ho dovuto operare una scelta difficile ma necessaria:
tra questa
e questa
......Saturday, 11 February 2012
Sabrina (1954)
I love black-and-white old movies, they have a flavour of their own, partly - I guess - because the actors had to make up for less special effects coming to their rescue and ... colours.
The other night in one of my nostalgic dive into a past that is older than my own, I decided to watch - again - Sabrina in the original version of 1954. It's true, I can also do with the more recent remake, but the taste is not the same . It's like baking using ready-to-use powder as against fresh ingredients.
Sabrina played by Audrey Hepburn has all the grace and innocence that she was always able to put into her characters and her elegance in the Givenchy dresses she chose herself are something making any woman feel a bit like Cinderella reborn.
Of course, one wonders why Humphrey Bogart was given the part of Linus; he was the director's second choice after Cary Grant refused the part but I wonder if as a second choice they couldn't get someone a bit more ... good-looking. Not very handsome but something in between Cary and Humphrey. But love is not about being good-looking and probably this movie is closer to reality than else. Humphrey is not a charmer, is goofy enough with women, stiff as stiff can get and he does look and sound as grumpy as they say he was on the set of the movie. In the end, after so much complaint from him, he thanked the director since the movie was one big hit and one of his best performances ever.
My favourite quote from Sabrina (1954) comes from the cooking school in Paris. An old student who came to school just to review is souffle' making ability, turns to Sabrina while she looks helpless to her souffle' which didn't change shape. He suggests next time she turns on the oven and asks if she is in love and unhappily so.
"How do you know?" she asks in surprise, thinking of David back home
"A woman happily in love, she burns the souffle'. But a woman unhappily in love, she forgets to turn on the oven."
Wednesday, 8 February 2012
Il maoku - questo sconosciuto
毛 裤
Ieri sono salita in taxi e ho immediatamente ficcato il naso nella sciarpa tentando di trattenere il respiro. Il tassista sembrava avere sofferto di flatulenza acuta, chiuso nel suo cubicolo di lamiera.
Quando stamattina sono salita su un altro taxi e ho sentito lo stesso odore, mi e' subito venuto in mente che siamo alle porte della primavera e quindi... fioriscono i maoku.
Il maoku e' il classico mutandone di lana che portavano i nostri bisnonni e che e' ancora in uso nei luoghi dove il freddo in inverno e' davvero freddo. A Pechino, lo si usa per tutta la stagione. Basta guardare gli uomini seduti a gambe accavallate per veder spuntare, a volte, il bordo del mutandone, magari rosso bourdeau, appena sotto l'orlo del pantalone. E' una delle cose meno sexy cui possiate pensare addosso ad un uomo e ormai mi sto convincendo che faccia parte della politica cinese per garantire il figlio unico. Un inibitore in lana.
Il maoku del tassista e' tuttavia il mutandone piu' temibile nel suo genere. Indossato all'inizio della stagione fredda, non viene piu' dismesso fino ai primi tepori. In pratica, diventa una seconda pelle che accompagna il guidatore di professione notte e giorno, giorno e notte. Superato il Capodanno cinese, quando secondo il calendario locale comincia la primavera, il maoku inizia a rivelare la propria esistenza. E cosi' il povero passeggero che entra nel taxi pechinese si trova avvolto negli effluvi non solo dell'aglio che quasi sicuramente il tassista si sara' mangiato a colazione, ma anche da questi strani odori corporali non meglio identificabili... a meno che non si sappia dell'esistenza del maoku.
Nel maoku il tassista ha guidato, mangiato, e' sceso a fare pipi' dietro gli alberi e nel temibile bagno pubblico, ci ha dormito, ha praticato autoerotismo; e ha svolto la maggior parte di queste attivita' barricato nel suo taxi. In pratica, ha svernato nel suo maoku. Il maoku: il migliore amico dell'uomo.
E all'inizio della primavera, mentre i rami si preparano a sfoggiare le prime timide gemme e la natura prepara il suo risveglio, anche il maoku comincia a desiderare di muoversi, ormai dotato di vita propria. E si fa sentire, nel chiuso dell'abitacolo, dove per mesi l'aria non e' mai stata cambiata per proteggersi dal freddo e l'odore di mutandone-seconda pelle si mischia all'aria calda del riscaldamento dell'auto.
Se Dario Argento venisse a Pechino di questi tempi, sono certa che potrebbe tranquillamente creare un horror dal titolo "L'alba dei maoku viventi", rivisitazione in chiave pechinese del suo film forse piu' parodiato, in cui i numerosi centri commerciali della Capitale vengono presi di mira da orde impazzite di mutandoni di lana dotati di vita propria.
Ieri sono salita in taxi e ho immediatamente ficcato il naso nella sciarpa tentando di trattenere il respiro. Il tassista sembrava avere sofferto di flatulenza acuta, chiuso nel suo cubicolo di lamiera.
Quando stamattina sono salita su un altro taxi e ho sentito lo stesso odore, mi e' subito venuto in mente che siamo alle porte della primavera e quindi... fioriscono i maoku.
Il maoku e' il classico mutandone di lana che portavano i nostri bisnonni e che e' ancora in uso nei luoghi dove il freddo in inverno e' davvero freddo. A Pechino, lo si usa per tutta la stagione. Basta guardare gli uomini seduti a gambe accavallate per veder spuntare, a volte, il bordo del mutandone, magari rosso bourdeau, appena sotto l'orlo del pantalone. E' una delle cose meno sexy cui possiate pensare addosso ad un uomo e ormai mi sto convincendo che faccia parte della politica cinese per garantire il figlio unico. Un inibitore in lana.
Il maoku del tassista e' tuttavia il mutandone piu' temibile nel suo genere. Indossato all'inizio della stagione fredda, non viene piu' dismesso fino ai primi tepori. In pratica, diventa una seconda pelle che accompagna il guidatore di professione notte e giorno, giorno e notte. Superato il Capodanno cinese, quando secondo il calendario locale comincia la primavera, il maoku inizia a rivelare la propria esistenza. E cosi' il povero passeggero che entra nel taxi pechinese si trova avvolto negli effluvi non solo dell'aglio che quasi sicuramente il tassista si sara' mangiato a colazione, ma anche da questi strani odori corporali non meglio identificabili... a meno che non si sappia dell'esistenza del maoku.
Nel maoku il tassista ha guidato, mangiato, e' sceso a fare pipi' dietro gli alberi e nel temibile bagno pubblico, ci ha dormito, ha praticato autoerotismo; e ha svolto la maggior parte di queste attivita' barricato nel suo taxi. In pratica, ha svernato nel suo maoku. Il maoku: il migliore amico dell'uomo.
E all'inizio della primavera, mentre i rami si preparano a sfoggiare le prime timide gemme e la natura prepara il suo risveglio, anche il maoku comincia a desiderare di muoversi, ormai dotato di vita propria. E si fa sentire, nel chiuso dell'abitacolo, dove per mesi l'aria non e' mai stata cambiata per proteggersi dal freddo e l'odore di mutandone-seconda pelle si mischia all'aria calda del riscaldamento dell'auto.
Se Dario Argento venisse a Pechino di questi tempi, sono certa che potrebbe tranquillamente creare un horror dal titolo "L'alba dei maoku viventi", rivisitazione in chiave pechinese del suo film forse piu' parodiato, in cui i numerosi centri commerciali della Capitale vengono presi di mira da orde impazzite di mutandoni di lana dotati di vita propria.
Thursday, 2 February 2012
The origin of things
I have often wondered about the origin of the word HANDKERCHIEF. How come something to blow your nose, wipe your eyes and so on and so forth is called... handkerchief?
Apparently, the answer lies in China. French sailors went back to France during the 15th century, bringing back light pieces of cloth that were particularly appreciated by French ladies. They were originally used by Chinese women to cover their heads and protect them from the sun while working in the fields. So here came the French name: couvrechef (cover for the head) which was later anglicized into kerchief. Since basically at the beginning it was just a fashion item to be carried around, it soon became known as hand kerchief: ladies had parasols against the sun and it was common to wipe one's nose in a sleeve or blow it into the air.
Only in the 16th century, the etiquette started being against using sleeves, while blowing into the air was still admitted. Erasmus of Rotterdam in 1530 recorded that the right way to blow one's nose was the hand kerchief, soon to become handkerchief, still mostly unknown to the Chinese (at least for nose blowing). Those sailors should definitely come back to China with some.
Apparently, the answer lies in China. French sailors went back to France during the 15th century, bringing back light pieces of cloth that were particularly appreciated by French ladies. They were originally used by Chinese women to cover their heads and protect them from the sun while working in the fields. So here came the French name: couvrechef (cover for the head) which was later anglicized into kerchief. Since basically at the beginning it was just a fashion item to be carried around, it soon became known as hand kerchief: ladies had parasols against the sun and it was common to wipe one's nose in a sleeve or blow it into the air.
Only in the 16th century, the etiquette started being against using sleeves, while blowing into the air was still admitted. Erasmus of Rotterdam in 1530 recorded that the right way to blow one's nose was the hand kerchief, soon to become handkerchief, still mostly unknown to the Chinese (at least for nose blowing). Those sailors should definitely come back to China with some.
| Contadina con fazzoletto, Cesare Laurenti |
Etichette:
bon-ton,
China,
Erasmus of Rotterdam,
fashion,
history,
vocabulary
Tuesday, 31 January 2012
eBook o non eBook? Questo e' il problema
Proprio dopo aver comprato un suo libro sul Kindle Store di Amazon, trovo oggi un commento di J. Franzen sugli eBook. E a lui proprio non piacciono.
Sebbene io condivida al 100% il suo piacere per la carta stampata, c'e' da dire che ci sono numerosi controcommenti che subito saltano alla mente.
Ad esempio, se lui e' cosi' contrario, com'e' che i suoi libri si trovano comunque in versione elettronica? Strapotere delle case editrici o scelte consapevoli di chi fa lo scrittore non solo per piacere artistico ma anche per guadagno? Di certo se un libro e' disponibile anche in versione elettronica, il numero dei lettori aumenta: non tutti hanno il tempo di andare in libreria e/o non tutti hanno la pazienza di aspettare giorni, a volte settimane, per vedersi recapitare un libro a casa.
Inoltre, e' vero che il mio Kindle potrebbe cadermi domani nella vasca da bagno, ma non per quello perderei i libri che ho acquistato e che comunque sono immagazzinati in diversi altri marchingegni, per non dire nel mio account Amazon. E' piu' probabile che i miei libri in versione cartacea vadano tutti o in parte persi la prossima volta che decido di traslocare!
E poi, predilige DAVVERO le edizioni tascabili dei libri? Certo, costano meno, sono piu' comode, meno pesanti e ingombranti da trasportare in borsa ma... ricordo ancora quando da bambina guardavo affascinata a casa della mia amica D un'edizione di Don Quixote splendidamente rilegata in cuoio, con il titolo inciso a lettere dorate... Per carita', io stessa compro paperback ed edizioni tascabili a iosa per ovvi motivi economici e di spazio. Ma non e' una scelta, come dire, libera.
Insomma, non e' che Franzen ha commentato tanto per commentare?
Sebbene io condivida al 100% il suo piacere per la carta stampata, c'e' da dire che ci sono numerosi controcommenti che subito saltano alla mente.
Ad esempio, se lui e' cosi' contrario, com'e' che i suoi libri si trovano comunque in versione elettronica? Strapotere delle case editrici o scelte consapevoli di chi fa lo scrittore non solo per piacere artistico ma anche per guadagno? Di certo se un libro e' disponibile anche in versione elettronica, il numero dei lettori aumenta: non tutti hanno il tempo di andare in libreria e/o non tutti hanno la pazienza di aspettare giorni, a volte settimane, per vedersi recapitare un libro a casa.
Inoltre, e' vero che il mio Kindle potrebbe cadermi domani nella vasca da bagno, ma non per quello perderei i libri che ho acquistato e che comunque sono immagazzinati in diversi altri marchingegni, per non dire nel mio account Amazon. E' piu' probabile che i miei libri in versione cartacea vadano tutti o in parte persi la prossima volta che decido di traslocare!
E poi, predilige DAVVERO le edizioni tascabili dei libri? Certo, costano meno, sono piu' comode, meno pesanti e ingombranti da trasportare in borsa ma... ricordo ancora quando da bambina guardavo affascinata a casa della mia amica D un'edizione di Don Quixote splendidamente rilegata in cuoio, con il titolo inciso a lettere dorate... Per carita', io stessa compro paperback ed edizioni tascabili a iosa per ovvi motivi economici e di spazio. Ma non e' una scelta, come dire, libera.
Insomma, non e' che Franzen ha commentato tanto per commentare?
Etichette:
book,
Corriere della Sera,
fashion,
Franzen,
technology,
writers
Wednesday, 28 December 2011
Chinglish - the easy way out
Born a linguist, or at least very interested in linguistics, I shiver in reading that Chinglish has become a reason for national pride - at least on the pages of China Daily. Which is supposed to express the national view. I am a purist, and Chinglish is just for fun. It's nothing to boast about.
Sunday, 6 November 2011
Shoes matter
If you get married and they only throw rice and confetti at you... you are lucky.
In England, during the Tudors' reign (when else?), they would throw shoes, old shoes, but always shoes. Rice and grains in general were meant to symbolize fertility and wealth, while it's debatable what shoes stood for. Mr. Panati in his Extraordinary Origins of Everyday Things suggests that shoes were a phallic symbol since ancient times and they had the same meaning as rice throwing. I am not totally sure about it since I learned it was Freud who tied them to sex, and particularly to female reproductive organs (shoes are hollow...).
The groom could also hit the bride with a shoe, to show his superiority and to mean she had become his ownership. Needless to say, this is now completely out of time: nowadays men just fall under female high heels&stilettos!
Thursday, 20 October 2011
Fashionista (4)
http://d.repubblica.it/argomenti/2011/10/17/foto/vip_calze-583206/7/?ref=HRESS-28#media
E che, c'era bisogno della Pippa reale per scoprire quanto sono belle, utili e sexy le calze velate color carne? Mia sorella mi e' testimone, quando 2 o 3 anni fa la costrinsi obtorto collo ad indossarne un paio.... mai piu' senza.
Friday, 26 August 2011
Fashionista (3)
You might remember about me talking of colour blocking (Fashionista 2). I keep thinking about it. So when yesterday I was studying - rather suspiciously - the uniforms of the Aeroflot cabin crew it suddenly was all so clear: they are following this summer's fashion!
Fluo orange dresses, red shoes and blond hair. All in clear definite blocks. If I were to add a little touch to complete their colour blocking, I'd suggest an electric blue foulard. But, hey, nobody can actually
be that perfect!
be that perfect!
Subscribe to:
Posts (Atom)