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Thursday, 6 September 2012

Paese che vai tassista che trovi

E uno capisce perche' i tassisti abbiano ispirato cosi' tanta produzione specie al cinema, come i film Taxi Driver o il nostrano Il Tassinaro o la canzone francese Joe Le Taxi. Il Corriere della Sera online oggi dedica un articolo ai tassisti milanesi che si rifiutano - e per legge possono farlo - di caricare animali sui loro veicoli.
I casi presentati nell'articolo sono due: una signora con figli, valigie e cane a rimorchio all'aeroporto e nessuno la vuole caricare, presuntamente per via del cane; una anziana signora con cane invalido, e nessuno la vuole caricare in una serata fredda e tempestosa.
Da frequentatrice, anzi, consumatrice di servizio taxi a Pechino, potrei dire di essere diventata un'esperta del settore e oso pensare che il cane sia stato solo un pretesto, anche a Milano.
Il tassista pechinese preferisce non caricare mandrie di bambini, specie se c'e' di mezzo pure passeggino o carrozzina. Davanti ad una mamma con prole al seguito, se la prole e' a livello di neonato o poco piu', il buon tassista non si ferma. Perche'? Ma semplice. Si sentirebbe obbligato a scendere dalla macchina e dare una mano, e allora preferisce ridurre lo sforzo e tirare dritto.
Il tassista pechinese in giornate di pioggia forte preferisce non caricare nessuno lungo la strada, per evitare che i passeggeri gli bagnino i sedili. Non per un particolare amore nutrito nei confronti della macchina, ma semplicemente perche' se gli viene voglia di fare un pisolino e si ritrova il sedile bagnato come si fa?
E diro' di piu': il tassista pechinese non carica il passeggero se non sta andando nella direzione che il tassista sta percorrendo: "Vai a nord o a sud?" "A sud!" "Ah, no, io vado a nord" - come se girare l'auto nella direzione opposta fosse un fastidio tremendo, enorme.
Il tassista pechinese si arroga la facolta' di non caricare lo straniero: fosse mai che non ci si capisce.
Il tassista pechinese, se dall'aeroporto non vai ad un indirizzo che lui giudica abbastanza lontano - e non ho mai capito bene come quantifichino l'abbastanza lontano - ti carica ugualmente, ma ti fara' scontare la tua colpa con almeno 20 minuti di lamentele di vario tipo ("Eh, e' tutta la giornata che aspetto" "Beh, ma questo indirizzo e' troppo vicino" "Quando torno in aeroporto mi tocca fare di nuovo la fila" e via cosi'. Se non ne fate una questione di principio, promettetegli una piccola mancia, di solito funziona ad interrompere il disco: io, dopo un volo intercontinentale, sono disposta a pagare il sovraprezzo per un viaggio silenzioso).
Tutto sommato i tassisti milanesi non mi sembrano poi cosi' diversi. E' pur sempre l'uomo della strada, indurito dal sedile e dal volante, il cuore che non si piega piu' ne' davanti alle vecchiette ne' davanti alle mammine. E' la legge della jungla (d'asfalto).

Monday, 3 September 2012

Conversazioni mattutine con tassista pechinese (2) - tempi moderni



Salgo.
Lui: "Il tuo vestito, il tuo viso, il tuo taglio di capelli... ti stanno molto bene"
Io: "Grazie"
Lui (voltandosi un po' di piu'): "E la tua silhouette e' molto bella"
A questo punto, una donna in una qualsiasi grande metropoli del mondo avrebbe chiesto al tassista di fermarsi e sarebbe scesa...
Ma Pechino non e' una qualsiasi grande metropoli del mondo e un commento e' solo un commento. 
Io: "Grazie"

(dedicato al tassista che l'altro pomeriggio mi ha chiesto se ero uomo o donna)


Thursday, 16 August 2012

Conversazioni mattutine con tassista pechinese



Lui: "Faccio inversione?"
Io: "Faccia inversione."
Lui: "Allora faccio inversione."
Io: "Si', faccia inversione."

Aldo Palazzeschi ci chiedera' il copyright.

Wednesday, 8 February 2012

Il maoku - questo sconosciuto

毛                                                               裤


Ieri sono salita in taxi e ho immediatamente ficcato il naso nella sciarpa tentando di trattenere il respiro. Il tassista sembrava avere sofferto di flatulenza acuta, chiuso nel suo cubicolo di lamiera.
Quando stamattina sono salita su un altro taxi e ho sentito lo stesso odore, mi e' subito venuto in mente che siamo alle porte della primavera e quindi... fioriscono i maoku.
Il maoku e' il classico mutandone di lana che portavano i nostri bisnonni e che e' ancora  in uso nei luoghi dove il freddo in inverno e' davvero freddo. A Pechino, lo si usa per tutta la stagione. Basta guardare gli uomini seduti a  gambe accavallate per veder spuntare, a volte, il bordo del mutandone, magari  rosso bourdeau, appena sotto l'orlo del pantalone. E' una delle cose meno sexy cui possiate pensare addosso ad un uomo e ormai mi sto convincendo che faccia parte della politica cinese per garantire il figlio unico. Un inibitore in lana.
Il maoku del tassista e' tuttavia il mutandone piu' temibile nel suo genere. Indossato all'inizio della stagione fredda, non viene piu' dismesso fino ai primi tepori. In pratica, diventa una seconda pelle che accompagna il guidatore di professione notte e giorno, giorno e notte. Superato il Capodanno cinese, quando secondo il calendario locale comincia la primavera, il maoku inizia a rivelare la propria esistenza. E cosi' il povero passeggero che entra nel taxi pechinese si trova avvolto negli effluvi non solo dell'aglio che quasi sicuramente il tassista si sara' mangiato a colazione, ma anche da questi strani odori corporali non meglio identificabili... a meno che non si sappia dell'esistenza del maoku.
Nel maoku il tassista ha guidato, mangiato, e' sceso a fare pipi' dietro gli alberi e  nel temibile bagno pubblico, ci ha dormito, ha praticato autoerotismo; e ha svolto la maggior parte di queste attivita' barricato nel suo taxi. In pratica, ha svernato nel suo maoku. Il maoku: il migliore amico dell'uomo.
E all'inizio della primavera, mentre i rami si preparano a sfoggiare le prime timide gemme e la natura prepara il suo risveglio, anche il maoku comincia a desiderare di muoversi, ormai dotato di vita propria. E si fa sentire, nel chiuso dell'abitacolo, dove per mesi l'aria non e' mai stata cambiata per proteggersi dal freddo e l'odore di mutandone-seconda pelle si mischia all'aria calda del riscaldamento dell'auto.
Se Dario Argento venisse a Pechino di questi tempi, sono certa che potrebbe tranquillamente creare un horror dal titolo "L'alba dei maoku viventi", rivisitazione in chiave pechinese del suo film forse piu' parodiato, in cui i numerosi centri commerciali della Capitale vengono presi di mira da orde impazzite di mutandoni di lana dotati di vita propria.