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Monday, 11 March 2013

Velvet - Mediterranean restaurant in Beijing

Curiosity drove me to this new Mediterranean restaurant + patisserie inside the Nali Patio, the building hosting Spanish and Latin-American fare on its 6 floors.
The food experience was not memorable: you'll not get sick, but you will not think "oh, let me come back tomorrow".  Too much garlic in the eggplant pure' and on the side grilled vegetables, the ribeye good but too fatty, the chocolate mousse disappointing in its "coffee sabayon" part. Garlic is out-of-fashion and anybody can cook a ribeye, but it must have something to differentiate it from wherever else you could eat it.
What is really unsettling is the environment around: very cold, very white, with velvety thrones instead of chairs - the pink ones actually make you feel like Barbie in her magic world. It doesn't look like a restaurant, but more like a tea-room. An overpriced tea-room.
The question that actually comes to mind is: what will be next in this space in the next... 2 months?

Thursday, 28 February 2013

Via col Vento



Ormai sono a Pechino da 11 anni e ho tutti i vizi (e le virtu') di chi vive in questa citta' da expat da tanto tempo.
Uno dei vizi piu' recenti e' controllare piu' volte al giorno la qualita' dell'aria (aria?). Oggi secondo la bibbia dell'AQI siamo semplicemente Beyond Index (non semplicemente unhealthy, non hazardous, bensi in pratica non qualificabile, oltre i limiti). Non che ci sia bisogno dell'Index: basta guardare fuori dalla finestra e non vedere che l'ombra del palazzo che in linea d'aria sta a 100m, notare un colore grigio-verdastro nell'aria e pensare che "beh, le finestre per oggi le lascio chiuse.... il cambio d'aria potrebbe essere fatale". "Ma esco per andare a lavorare?" "Ma il vento promesso dal mio Yahoo!Widget non arriva?"

A differenza tuttavia di molti altri fellow-expat io non ho ancora un purificatore d'aria. In parte l'acquisto mi lascia perplessa (sara' davvero utile?), un po' il mio senso estetico mi fa storcere il naso di fronte a quel baraccone bianco che sembra un termosifone portatile nella migliore delle ipotesi. Ieri ho cercato un purificatore di "design", senza molto successo: le cause produttrici serie (IQ, Alen, BlueAir) non badano molto al design ma prediligono il baraccone bianco. Sembra che design e funzionalita' in questo campo specifico non vadano d'accordo... ma allora io che faccio?
Per ora, aspetto il vento.

Sunday, 20 January 2013

Mio - for Italian foodies

Yesterday night I finally had a chance to try out the new addition to the Italian restaurants in Beijing. Mio belongs to the upper end of the current offer and it's one of the restaurants inside the newly opened Four Seasons Hotel down Liangmaqiao South Road.
Their website maintains the attire should be smart-casual, but when you enter the premises of the restaurant you doubt you chose the wrong pair of jeans. Luckily, after a while you actually notice that no one is dressed better than you are - actually I was the smart, while the others were the casual ones.
The deco is a little bit over the top, all dark and with lame lights on the walls, mirrors on the ceiling - and the pink champagne on ice. The kitchen space is open and you can have a view over the sous chefs and the pizza ovens. After the cold feeling which welcomes you at the beginning the place actually warms up.
The service was attentive without being suffocating. I could actually place the napkin on my lap by myself!

The menu was not too long to read  but offered some challenges in terms of choice. Pricewise, I would never try out a mushroom-and-asparagus risotto priced at 450-some RMB per portion (little less than 50 euro) In the end, we opted for a pizzetta as appetizer, pasta dishes and desserts. Pizzetta is a small pizza (about 9 inches) baked in their own fire-wood oven. It was ok, without being impressive. Pasta was actually quite good: my homemade fusilli were just perfect, all green because of the rocket pesto which had the right touch of bitter, counterbalanced by the spicy of the fresh red pepper and the sweet of zucchini and cuttlefish.Chromatically, it was also quite appealing.
As dessert, they had "baba" and icecream made by the chef (from Florence, Italy) while the rest of the things on the menu came from their pastry shop. I tried their semifreddo which was ok without impressing me much.
While I was not the one to choose the wine, they had apparently a good selection of Italian wines from Antinori and my glass of Ornellaia did not disappoint me.

All in all, the place is good but overpriced - as any Italian restaurant in 5-star hotels. Apparently, Beijing is a tough market for Italian foodies and only the Italian restaurants managed by hotels have a chance to succeed: they have the right structure and of course they can rely on the customers from the hotel itself. No problem with the rent or with the service because they can afford to hire the best staff on the market and can offer proper training, also linguistically.
Even though I am not sure I will be back, I am certain Mio will continue to work quite successfully.

Wednesday, 19 September 2012

Le isole, il traffico e il sushi

In questi giorni a Pechino e' un po' come essere nell'ultimo film di Zhang Yimou, Flowers of War: un forte sentimento nazionalista anti-giapponese serpeggia per la citta'. Che poi il sentimento non sia reale, bensi' provocato dall'alto e' una considerazione quasi scontata. La zona intorno all'Ambasciata Giapponese e' cordonata e le vie sbarrate al traffico pubblico e privato; ci sono gruppi di picchettanti "tenuti a bada" dai poliziotti che pattugliano i punti nevralgici della citta'; gli elicotteri volano nei cieli pechinesi con l'inquietante suono delle loro pale metalliche, rendendo lo scenario urbano molto piu' vicino a Gotham City che non alla Nanchino dell'invasione giapponese.  Se non fosse che va avanti da giorni - e tutto per quelle che Wikipedia descrive come "five uninhabited islets and three barren rocks" - sarebbe, come al solito in questo paese, tragicocomico.
Anche il povero ristorantino giapponese sotto casa fa i conti con il nazionalismo imperante, e sopra alle insegne ha disposto bandiere rosse cinesi e scritte di chiara ispirazione nazionalista, un po' per imposizione e un po' anche per evitare guai, che non si sa mai.


Le scritte recitano due slogan: "Le isole Diaoyu sono cinesi!" e "La gente e' cinese, i cuori sono cinesi!' facendo chiaro riferimento alla nazionalita' dei gestori del ristorante, a beneficio della potenziale clientela. Mentre nulla si dice riguardo alla nazionalita' del pesce servito.
Il Seven-Eleven di fianco, per non essere da meno in termini di amor patrio, ha esposto sopra la porta d'ingresso una bandiera cinese.
Per il resto, la vita continua e per la gente normale il problema rimane ancora una volta il traffico, la cui situazione e' notevolmente aggravata dai blocchi stradali di cui sopra. 

Thursday, 6 September 2012

Paese che vai tassista che trovi

E uno capisce perche' i tassisti abbiano ispirato cosi' tanta produzione specie al cinema, come i film Taxi Driver o il nostrano Il Tassinaro o la canzone francese Joe Le Taxi. Il Corriere della Sera online oggi dedica un articolo ai tassisti milanesi che si rifiutano - e per legge possono farlo - di caricare animali sui loro veicoli.
I casi presentati nell'articolo sono due: una signora con figli, valigie e cane a rimorchio all'aeroporto e nessuno la vuole caricare, presuntamente per via del cane; una anziana signora con cane invalido, e nessuno la vuole caricare in una serata fredda e tempestosa.
Da frequentatrice, anzi, consumatrice di servizio taxi a Pechino, potrei dire di essere diventata un'esperta del settore e oso pensare che il cane sia stato solo un pretesto, anche a Milano.
Il tassista pechinese preferisce non caricare mandrie di bambini, specie se c'e' di mezzo pure passeggino o carrozzina. Davanti ad una mamma con prole al seguito, se la prole e' a livello di neonato o poco piu', il buon tassista non si ferma. Perche'? Ma semplice. Si sentirebbe obbligato a scendere dalla macchina e dare una mano, e allora preferisce ridurre lo sforzo e tirare dritto.
Il tassista pechinese in giornate di pioggia forte preferisce non caricare nessuno lungo la strada, per evitare che i passeggeri gli bagnino i sedili. Non per un particolare amore nutrito nei confronti della macchina, ma semplicemente perche' se gli viene voglia di fare un pisolino e si ritrova il sedile bagnato come si fa?
E diro' di piu': il tassista pechinese non carica il passeggero se non sta andando nella direzione che il tassista sta percorrendo: "Vai a nord o a sud?" "A sud!" "Ah, no, io vado a nord" - come se girare l'auto nella direzione opposta fosse un fastidio tremendo, enorme.
Il tassista pechinese si arroga la facolta' di non caricare lo straniero: fosse mai che non ci si capisce.
Il tassista pechinese, se dall'aeroporto non vai ad un indirizzo che lui giudica abbastanza lontano - e non ho mai capito bene come quantifichino l'abbastanza lontano - ti carica ugualmente, ma ti fara' scontare la tua colpa con almeno 20 minuti di lamentele di vario tipo ("Eh, e' tutta la giornata che aspetto" "Beh, ma questo indirizzo e' troppo vicino" "Quando torno in aeroporto mi tocca fare di nuovo la fila" e via cosi'. Se non ne fate una questione di principio, promettetegli una piccola mancia, di solito funziona ad interrompere il disco: io, dopo un volo intercontinentale, sono disposta a pagare il sovraprezzo per un viaggio silenzioso).
Tutto sommato i tassisti milanesi non mi sembrano poi cosi' diversi. E' pur sempre l'uomo della strada, indurito dal sedile e dal volante, il cuore che non si piega piu' ne' davanti alle vecchiette ne' davanti alle mammine. E' la legge della jungla (d'asfalto).

Monday, 3 September 2012

Conversazioni mattutine con tassista pechinese (2) - tempi moderni



Salgo.
Lui: "Il tuo vestito, il tuo viso, il tuo taglio di capelli... ti stanno molto bene"
Io: "Grazie"
Lui (voltandosi un po' di piu'): "E la tua silhouette e' molto bella"
A questo punto, una donna in una qualsiasi grande metropoli del mondo avrebbe chiesto al tassista di fermarsi e sarebbe scesa...
Ma Pechino non e' una qualsiasi grande metropoli del mondo e un commento e' solo un commento. 
Io: "Grazie"

(dedicato al tassista che l'altro pomeriggio mi ha chiesto se ero uomo o donna)


Friday, 31 August 2012

Lancome? Mais oui, Beijing!

Ecco cosa puo' ravvivare anche se solo per pochi  minuti un grigio venerdi' pomeriggio d'agosto a Pechino, con il caldo che quasi ti scioglie in un mucchietto di sudore sporco di inquinamento, e con il valore delle polveri sottili che ha ben superato il livello di guardia. E non servono macchinari super-avanzati per accorgersene, il mal di testa prende appena usciti fuori di casa.


A bordo del Terzo Anello, imbottigliato nel traffico dell'ora di punta, un autobus che sembra quello della Barbie passeggia a mo' di cocchio fra i clacson rabbiosi. E' rosa shocking, con un'ampia vetrata che rivela una specie di beauty salon su 4 ruote dove allegre signorine si truccano e si specchiano a beneficio dei passanti. Qualcuna mi ricambia l'interesse... e la foto.









Anche il fido cocchiere-autista e' ben felice
di farsi fotografare dalla passante straniera, e agita la bombetta in segno di saluto:

...quasi quasi divento cliente Lancome. Oppure compro una Barbie.

Thursday, 16 August 2012

Conversazioni mattutine con tassista pechinese



Lui: "Faccio inversione?"
Io: "Faccia inversione."
Lui: "Allora faccio inversione."
Io: "Si', faccia inversione."

Aldo Palazzeschi ci chiedera' il copyright.

Monday, 13 August 2012

City beasts

I thought the only beasts in town were the few laowai who didn't escape for tropical or at least cooler places than Beijing - and of course, the usual, eternal taxi drivers - praise the Lord.
Well - as often lately - I was proved wrong.
I was sitting by myself in a quiet place taking a quick bite at my home-made calzone - the place was quiet just because it's by a wall very similar to a concentration camp, with barbed wire on top, no matter the wooden chairs and tables and the green striped umbrellas, which will soon collapse under the weight of the silent army of ants and the flying army of mosquitoes (probably anopheles, but I will make some research about it). In short, it's the typical place where you can go and be sure nobody will come and chat you up. You are not so sure to come out of it alive, but still...
So, I was there sitting blablabla when I saw a movement just next to the wall by the bamboos. I thought it must be a mouse (ants, mosquitoes, mice: they usually come all together like in the Bible) and steel myself for it. But here was a nice long furred animal, small in size, with a cute face and clever eyes. It stopped not far from me, sniffed the air in my direction and then disappeared either in the earth or over the wall. I sort of resented not having an iPhone to take a shot of it and show it around. Anyway, the visitor was a weasel (Latin name: Mustela sibirica) and it looks like it's quite common in Beijing, especially in the hutong areas. In Chinese, its name translates into something like "yellow mouse-wolf", do not ask me why. Some Chinese also maintain that seeing one brings good luck.... let's hope for the better then!

Monday, 23 July 2012

I vestiti nuovi dell'Imperatore

Non sarebbe Pechino se tutto non fosse con il superlativo assoluto. Qui niente e' normale: il brutto e' sempre il piu' brutto e il bello il piu' bello. Cosi' se piove acqua a secchiate per 10 ore consecutive, di sicuro e' la peggiore alluvione (da 60 anni a questa parte). La documentazione fotografica e' tutta online: auto sommerse, gente che nuota per la strada, le vie trasformate in torrenti d'acqua in piena. Certo, e' successo, come gia' era successo con molta meno pioggia circa 10 mesi fa. La foto delle auto galleggianti su un tratto del Terzo Anello fecero il giro della stampa nazionale ed internazionale, mentre gli amici cinesi mi raccontavano di un fiume d'acqua che era sceso improvviso, come in un film dell'orrore di terza categoria, per le scale della metropolitana.
Nel mio piccolo, posso dire che l'ampio cortile sotto casa era diventato una piscina di acqua melmosa che e' ancora in fase di prosciugamento. Ieri sono scesa in perlustrazione, tra omini armati di ramazze a cercare di far scorrere gli ultimi residui d'acqua, ma soprattutto a cercare di pulire il selciato diventato limaccioso. Tutti i tombini scoperchiati, un tanfo che non andra' via neanche se si mettono a soffiare tutti i venti perche', diciamocelo, quello sul selciato non e' fango. E oggi sono ancora li', gli omini, a ramazzare il pavimento.
I cinesi si stanno divertendo un sacco a raccontarsi gli avvenimenti di sabato: dove eri? cosa facevi? come sei tornato a casa? Una giornata da ricordare. Si', perche' neppure il Partito, che pure tutto puo', puo' qualcosa quando si scatenano gli elementi in una citta' costruita contro qualsiasi regolamentazione urbana, senza un adeguato sistema di fognature, di scolo o di isolamento. E cosi' la gente se la ride, si', perche' l'imperatore - ancora una volta - e' nudo.

Saturday, 9 June 2012

MIGAS, che lunch...

Votato Best Business Lunch dell'anno a Pechino, non potevo non farci una visita all'ora di pranzo, in un giorno feriale.
Nell'atrio mi ha accolto un leggero odore di vomito stantio, che per fortuna non penetrava anche nel locale. Devo dire pero' che ha contribuito in maniera essenziale a mal dispormi nei confronti del pasto, sin dall'inizio.
 Il locale stesso e' molto essenziale, il che non e' negativo, fatta salva la penombra che piu' che business lunch richiama la vocazione notturna del MIGAS e del suo terrazzo pechinese, sempre affollato.
Il menu e' la formula ormai collaudata, cioe' 3 portate a scelta fra un totale di 9 proposte (3 antipasti, 3 piatti forti, 3 dolci). Peccato che sul menu non ci sia l'indicazione del prezzo ne' se le bevande sono o meno incluse. Comunque, 85rmb a persona bevande escluse.
La cucina e' di stampo spagnolo, mediterraneo. Il servizio cordiale, abbastanza solerte, lo chef e' passato un paio di volte per orientare le nostre scelte. Le porzioni giuste.
Il mio antipasto (un fuori menu sperimentale: zuppa fredda di mandorle a base di succo di arancia) non era male. Avrei aumentato la quantita' di crostini o diminuito la quantita' di zuppa, pero'.
Il secondo mi ha praticamente nauseato. Salmone alla salsa di soja con tempura vegetale accanto. Ora, il salmone era solo sigillato, e per questo rimaneva crudo (e percio' molto grasso al palato) all'interno. La tempura vegetale spiccava per una pastella ben lontana dalla croccantezza e leggerezza tipica della tempura: era molle ed impregnata di olio. Non voglio arrivare a dire che la causa possa essere nell' olio di frittura non portato a corretta temperatura... dopo tutto e' la cucina di un ristorante no? Il mix di olio di frittura e grassezza del pesce portavano quel certo senso di nausea con cui ho aperto il paragrafo.
Pensavo di poter recuperare il gusto con la "apple pie" finale. La torta di mele in qualsiasi versione, anche quella di McDonald's, e' di solito una carta sicura e vincente. Ci sono 1000 ricette,  tutte decenti se non buone. La mia apple pie fin dalla presentazione mi lasciava perplessa. Una fettina triangolare su un piatto che richiamava la forma di un pitale, con decorazioni di sciroppo di acero o caramello a macchia, che subito hanno richiamato l'immagine mentale del vomito all'ingresso. Il dolce risultava talmente spugnoso che avrei potuto produrre con un po' di impegno palloni stile Big Bubble; insapore, salvo un leggero leggerissimo aroma di cannella. Di nulla sapeva la gommapiuma che costituiva la base, di nulla sapevano le mele. Poteva essere un dolce finto. Ne ho mangiato un secondo pezzetto per essere sicura di non essermi sbagliata, ma purtroppo anche il secondo assaggio ha confermato il primo giudizio.
The Best Business Lunch in town? Oh, come on, guys....


Tuesday, 22 May 2012

Serenata metropolitana

Sono le 10 passate e di colpo e' buio, tutto si spegne in casa, solo nel tuo appartamento, e sai anche senza controllare il contatore che hai esaurito i Watt a tua disposizione - ti rivesti a lume di candela, ringraziando di avere conservato quel moccolo orrendo di candela e solo perche' non si stacca piu' dal suo vaso in vetro - ti armi di denari, carta elettricita' e cellulare e ti lanci nella notte - e scopri che sei solo, ma con altri 20 milioni di abitanti - prima tappa la banca dietro casa con i terminali di sopravvivenza fai da te - nonostante i primi 5 tentativi e' un buco nell'acqua - chiedi aiuto ad una ragazza dall'aspetto gentile sperando non sia una rapinatrice travestita da brava ragazza - ti chiede perche' diavolo tu voglia comprare 2000rmb di elettricita', se vivi sola - non hai il coraggio di dirle che hai comunque 100mq e non 10 come probabilmente lei e dici ok, ne compro meno -  lei sarebbe disposta addirittura ad usare il suo bancomat per te, ma e' la tua carta elettricita' il problema - vi salutate con cortesia - prendi un taxi e dici al tassista dove vuoi andare - lui guarda con sorpresa il bigliettino con indirizzo che gli porgi e scoppia a ridere quando gli spieghi che a casa non c'e' piu' elettricita' - tu con sorpresa ti rendi conto che conosce l'indirizzo di questo posto iper nascosto che risponde al nome pomposo di State Grid - suoni il campanello 2 volte prima che il custode si svegli - il cancello fatica ad aprirsi, si impenna sulle ruote, gli dai una mano - la ragazza allo sportello e' ancora quella di 2 anni fa - puoi pagare solo in contanti - carichi e torni in taxi, lo stesso di prima perche' il tassista ha detto ok, ti aspetto - correte verso casa mentre pensi tutto quello che hai sempre pensato - paghi, sali, inserisci la carta nel contatore, tiri su la levetta - entri in casa - fiat lux - non ti senti il Dio dei cristiani ma Apollo un po' si'

Saturday, 5 May 2012

Just pee-pee, no poo-poo



Sono andata al nuovo centro di hot yoga, che mi e' piu' comodo raggiungere dal lavoro. Mi sono precipitata in bagno perche' avevo bevuto 1,5l d'acqua. Carino il bagno. Peccato per l'avviso di cui sopra: just pee-pee, no poo-poo please. Ripetuto sotto, in cinese.
Boh.

Sunday, 29 April 2012

Scampata tragedia



Sono andata a vedere Il Lago dei Cigni, al Grand National Theatre di Pechino, portato in scena dal Balletto Nazionale di Cuba, "uno dei dieci migliori corpi di ballo al mondo" annuncia il Vice Sindaco di Pechino. Io non lo so, ma certo e' che ai cinesi cio' che non e' inserito in una qualche classifica non piace.
Dunque, il balletto e' stato davvero molto bello. I ballerini bravissimi, specie la prima ballerina Odette/Odile, che lascia senza fiato nella parte del Cigno Nero, ma anche tutti i Cigni; bella l'orchestra (soprattutto bello che ci fosse l'orchestra!).
Certo, per una che non e' esattamente esperta del settore, mi aspettavo quanto meno di assistere alla morte del cigno. Non tanto per quel gusto del tragico che ogni tanto qualcuno mi attribuisce, ma per il semplice fatto che Lago dei Cigni = Morte del Cigno. IL CIGNO HA DA MORI'.
E invece no. Stasera e' sopravvissuto. Con mio grande disappunto, il bene ha vinto sul male e quello scemo del principe nonostante il comportamento increscioso tenuto nei confronti di Odette la porta pure all'altare nelle sue sembianze umane. Diciamoci la verita', si meritava di sposare una gallina e non certo un (ex) cigno, quindi meglio la morte, per entrambi.
Va be', non e' successo. E anzi, sembra che il lieto fine fosse molto caro ai balletti sovietici e forse molto piu' in linea con lo spirito del Lago dei Cigni originario. E anzi, sembra proprio che il lieto fine sia ormai adottato piu' della tragedia un po' in tutto il mondo.
Che dire? Ma su 4 serate non e' che magari 1 almeno va a finire male?

Thursday, 29 March 2012

Street Artist

E' tornato e lavora a Pechino... ma si', Michael Jackson e' rispuntato nella metropoli cinese, all'angolo di un incrocio trafficatissimo, la' dove fino a 7-8 anni fa sorgeva il famoso "Boccale di Birra", un chiosco di bibite a forma di boccale appunto che per anni e' stato luogo di appuntamenti fra amici per la facilita' con cui lo si individuava anche da lontano.
Il Michael cinese balla di giorno e di notte per il suo pubblico che ne apprezza il trucco e l'abbigliamento preciso, nonche' la bravura nel moonwalking. E' anche generoso, nel senso che se qualche improvvisatore vuole esibirsi al suo posto mentre lui riposa qualche minuto cede il marciapiede senza problemi. Tanto di guadagnato, bravi come lui non ce ne sono.
Speriamo la polizia se ne accorga il piu' tardi possibile.

Sunday, 18 March 2012

Crouching Tiger, Hidden Dragon

卧虎藏龙 wohu canglong



No, oggi non parlo di film, anche se l'espressione cinese a 4 caratteri richiama il successo cinematografico di Ang Lee tradotto in italiano con "La tigre e il dragone".
L'espressione di per se' significa "talenti nascosti" e quando l'ho visto usare la prima volta, era riferita al fatto che nei vicoli di Pechino spesso si trovano "tigri accucciate e dragoni nascosti". Fuor di metafora, nei vicoli pechinesi dall'aspetto cosi' popolare si nascondono spesso personalita' di talento ed esperti inimmaginabili.
Riciclo percio' questa espressione per una piccola trattoria, Il Mercante, in uno di questi vicoletti, 200 metri piu' avanti rispetto alla mia bettola di fiducia, il Re dei Ravioli alla Piastra (锅贴大王) - e speriamo che i lavori in corso si fermino prima di abbattere anche il mitico Re.
Tre ragazzi italiani si sono lanciati nell'impresa de Il Mercante, riadattando un localino accanto al fruttivendolo di quartiere, con l'intento di riproporre la cucina delle loro nonne. La maggioranza di questi "impresari" e' emiliana e quindi quello che propongono e' per la maggior parte di quella tradizione culinaria: pasta fresca, soprattutto tortelli con ripieni vari e pappardelle, la torta di riso (nella variante reggiana).
All'avventore segnalano di non essere professionisti del settore, quasi mettendo le mani avanti su eventuali sbavature nel sistema. E in effetti, le sbavature ci sono, come e' inevitabile, piu' che altro dovute all'inesperienza che non al "non essere di settore" e soprattutto relative al servizio. D'altronde, Il Mercante ha aperto da poco e occorrera' un po' di pazienza perche' tutti gli ingranaggi siano ben oliati.
Tuttavia, la simpatia dimessa dei gestori, l'ambiente raccolto ed accogliente e, non da ultimo, una vera cucina casalinga, invogliano a tornare in questo  gioiellino italiano nascosto nel cuore della vecchia Pechino.

Beijing: 17th March 2012. 8a.m.

Comment or no comment?

Saturday, 17 March 2012

La Cina in Dieci Parole (2)

Alla fine ho trovato il biglietto per andare a sentire la presentazione di Yu Hua, che all'epoca del mio primo post sull'argomento sembrava un'impresa impossibile. Tante erano le richieste che il Bookworm ha dovuto aggiungere una serata rispetto all'unica inizialmente in programma.
Saletta piena, pubblico per 3/4 occidentale. Yu Hua, la moderatrice cinese e l'interprete americano al tavolo di fronte agli astanti, pieni di aspettativa. Il dibattito si concentra sulla genesi del libro e sul come e perche' non sia stato pubblicato in Cina: in realta', spiega Yu Hua, gli editori cinesi gli hanno fatto la corte a patto che emendasse alcuni passaggi poco graditi al governo cinese (i riferimenti alla primavera del 1989 e gli eventi di Piazza Tiananmen). Il suo rifiuto nasce dal calcolo molto semplice di volere comunque assicurarsi di poter pubblicare il suo prossimo libro in Cina.
Come dice l'amico con me alla presentazione, sembra tutto orchestrato per offrire al pubblico (prevalentemente occidentale, ripeto) proprio cio' che vogliamo sentirci dire, senza lasciare poi troppo spazio alle domande, non si sa se per reali questioni di tempo o se per frenare un eventuale dibattito - che non decolla per niente.
Io ho riconfermato la mia idea su questo libretto di piacevole ed interessante lettura: e', almeno in parte, una trovata pubblicitaria, che servira' proprio da trampolino per vendere di piu' la prossima opera di Yu Hua.
Lo scrittore e' simpatico e ironico nel parlare quanto lo e' nello scrivere, ma non e' certo uno sprovveduto: sa come muoversi, cosa dire e soprattutto quando dirlo. E' un buon impresario di se stesso - al pari di George Clooney che in queste ore si e' fatto arrestare, ma sempre con un obiettivo ben calcolato in mente.
Che dire? Sono finiti i tempi di Oscar Wilde...
 

Saturday, 10 March 2012

Tutto il mondo e' paese

Leggo in questi giorni della proposta di tale Attilio Befera, Direttore delle Agenzie per le Entrate del Bel Paese, di apporre un "bollino" ai negozi in regola con il fisco. Una specie di bollino di qualita'.
Mentre alla maggior parte di noi questa storia del bollino ricorda tanto le banane Chiquita, non tutti invece possono sapere o ricordare che qualche hanno fa i ristoranti cinesi a Pechino cominciarono ad esibire i bollini rilasciati dalle competenti autorita', certificanti il livello di igiene del posto. Il bollino si esplicitava in pratica in un cartellone che riportava la lettera corrispondente alla pulizia del locale e alla qualita' dei cibi in termini sempre igienico-sanitari: A perfetto, B buono, C cosi' cosi', D non ne parliamo. Chiaramente era tutta una farsa poiche' anche entrando nel locale bollettato non mi e' mai sembrato che situazione reale e lettera scarlatta avessero una reale  corrispondenza. Ma come diceva Borges, mai non e' una parola che appartiene agli uomini, infatti mi pare di avere afferrato che se si paga  profumatamente il poliziotto di quartiere si avra' la A assicurata, mentre anche se si usa olio di gomito e CIF ma non si paga a sufficienza si navighera' nel limbo igienico della C o D. Insomma, va a finire che mangio piu' volentieri nel locale marchiato a fuoco con la lettera D.
Ecco, non e' che con questa trovata del sig. Befera andiamo a finire cosi, vero?